Sulla forza femminile

Negli ultimi tre anni ho letto molte riflessioni interessanti sulla forza femminile. Alcuni brani mi sono stati consigliati, altri li ho trovati per caso, altri ancora li ho cercati con cura. Tutti sono stati letti a distanza di tempo l’uno dall’altro. Da qualche giorno li sto cercando, per unirli. Ma la ricerca è più complicata di quanto pensassi…. Continua a leggere

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Ilaria Alpi, per non dimenticare.

Il 20 marzo 1994 Ilaria Alpi e Miran Hvrovatin vengono brutalmente assassinati con colpi alla testa da un comando di sette persone. I colpevoli e i mandanti a distanza di 19 anni sono ancora ignoti. Nel 2004 è stata formata una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hvrovatin, presieduta dall’onorevole Carlo Taormina. Le commissioni parlamentari si creano ogni qualvolta si vuole coprire la verità, come in questo caso.
Quello che segue è un capitolo della mia tesi di laurea decidicato a Ilaria Alpi, del dicembre 2010.
Per mesi sono stata completamente travolta dalla lettura di documenti e dalla visione di servizi televisivi di e su Ilaria Alpi e ricordo la fatica che ho fatto nel passare alla scrittura. Fatica sia perchè non sono riuscita a descrivere come avrei voluto Ilaria Alpi reporter di guerra, ma anche perchè la rabbia verso le istituzioni che avevano coperto gli assassini mi toglieva energie e concentrazione.
La rabbia c’è ancora oggi, insieme a tanta energia per non dimenticare.

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Goliarda Sapienza e la libertà

Questo brano è tratto da “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza.

Modesta, la protagonista del romanzo, è di certo uno dei personaggi più interessanti della letteratura del Novecento.

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“Aveva paura. Una paura nuova, sconosciuta. Nella chiana aveva temuto le ire della madre, l’indifferenza di Tuzzu. In convento aveva temuto di restare prigioniera e dopo, in quell’altro convento di seta, aveva avuto paura di Gaia, Argentovivo, di Beatrice stessa. Ecco che cosa era: non era mai stata sola in una casa vuota, libera di andare e venire a suo piacimento. Ecco cos’era quella paura che per poco aveva scambiato per nostalgia di Beatrice e perfino di Argentovivo. No, non lo rimpiangeva, rimpiangeva solo un modo di vita così a lungo impresso nelle sue emozioni, che non poteva mutare da un’ora all’altra. Doveva accettare quella paura, e pian piano abituarsi a quella solitudine che ormai, era chiaro, portava con sè la parola libertà. Per darsi una prova che quella solitudine era una ricchezza in confronto al vizio dell’abitudine, balzò dal letto e accese tutte le luci della stanza. Indossò una gonna, una camicetta, lo scialle”

Gioconda Belli e il senso di sè

Mi piace di tanto in tanto rileggere parti di testi e romanzi che, negli anni, mi sono annotata.

Mi piace, ora, l’idea di condividere pubblicamente questa personale selezione.

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Gli autori scelti sono esclusivamente autrici.

I temi sono decisamente attuali, anche se spesso pubblicati prima che io nascessi.

Non farò nessuna presentazione né commento, sono perfetti e chiari così come sono. Il mio contributo rischierebbe di rovinarli.

E ora…. Buona lettura, partendo con Gioconda Belli – poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense

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Questa non è la mia idea di Italia giusta.

Questa mattina leggo per caso un post (questo) nel sito del Pd.

L’immagine utilizzata è la locandina di un cartone animato, The Brave (Ribelle), uscito nelle sale cinematografiche qualche mese fa.

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Ma gli uomini del Pd, con questa immagine, vogliono dirci che le loro candidate sono brave, non ribelli. Sorvolo sulla tristezza del gioco di parole (davvero creativi questi comunicatori…) e mi soffermo invece sul messaggio che arriva: noi uomini garantiamo che loro, le donne scelte, sono brave.

E chi ci garantisce che il 60% degli uomini scelti sia bravo? Nessuno, ovviamente. Ma il Pd non si accontenta e fa di più.

Infatti con fierezza affermano: “solo il Pd ha il 40% di donne eleggibili. Se non ora mai”.

Concordo. Infatti se il Partito Democratico non ha capito ora che le donne vogliono il 50% di presenza nelle liste elettorali, non lo capirà mai più.

Di che cambiamento si parla? Questa non è la mia idea di Italia giusta.

#FreePussyRiot dal carcere, da Putin e dai fascisti

Nonostante le numerose manifestazioni di solidarietà arrivate in questi mesi alle Pussy Riot; oggi Nadezhda, Maria e Yekaterina sono state condannate a due anni di carcere, senza condizionale.

Il “reato” è quello di aver cantato una canzone il 21 febbraio nella Cattedrale di Mosca.

Le Pussy Riot con le loro azioni beffeggiano i poteri forti, sfidano la morale e sono libere nel pensiero e nelle azioni. Quello della cattedrale è forse il loro atto politico più chiaro. Con una sola azione hanno infatti manifestato contro Putin, incarnazione del potere (non solo) politico in Russia, e contro la Chiesa Ortodossa. Lo Stato e la Chiesa, i due centri del Potere patriarcale per eccellenza. Ma le Pussy Riot fanno ancor di più: rigettano di avere come interlocutori il potere temporale e religioso del Patriarcato e si rivolgano ad un’altra donna, come osserva Alessandra Pigliaru nel suo blog. E nella loro preghiera punk chiedevano alla Madonna di cacciare Putin e di diventare anche lei femminista. Continua a leggere