L’Onu ha capito che in Italia è femminicidio, e noi?

I casi di femminicidio in Italia stanno aumentando giorno dopo giorno, come viene monitorato in maniera più o meno convincente nel blog Bollettino di guerra.

Ma ancora non si legge, non si sente, non si pronuncia la parola femminicidio.
Forse qualcosa cambierà ora che Rashida Manjoo, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, ha affermato pubblicamente che “il femminicidio è la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni”. E se lo dice l’Onu, IO DONNA, de Il Corriere della Sera, fa un’inchiesta….

Sono contenta che ci siano passi avanti, anche istituzionali. Ma spero che non si debba ogni volta partire da capo. Quello detto da Manjoo, per molte non è nulla di nuovo. Molte hanno lavorato tanto, hanno portato questo tema nelle piazze reali e virtuali. Mi sento in dovere di dare spazio anche a questo, non solo alle dichiarazioni dell’ONU. Anche in questo consiste il riconoscimento. E io sono riconoscente all’UDI che nel 2010 ha detto Stop femminicidio con la campagna nazionale: Staffetta di donne contro la violenza sulle donne. Se non sapete di cosa si tratta vi consiglio vivamente di informarvi qui

Dopo la campagna Udi anche altre associazioni o singole donne si sono unite nella lotta al femminicidio, ma inutile ripetermi… vengono silenziate dai media!

Difficile veramente difficile!

L’8 marzo è vicino.

Il mio augurio è che questo tema trovi spazio nella scena pubblica in questa giornata.

L’8 marzo è un giorno di lotta.

Casomai l’otto tutto l’anno!

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