Passiamo alle pratiche

Per la giornata internazionale della donna abbiamo partecipato a due momenti: il flash mob “L’aborto è un diritto” e la festa”Il lato F della crisi” organizzati dalla Rete 8 marzo, un collettivo femminista di Lisbona.

Quella è stata la prima occasione in cui ho incontrato le stesse parole che avevo scritto o letto, sentito o urlato.  A casa, all’università, in piazza, all’Udi. Anche se erano in portoghese, capivo perfettamente , come se fosse la stessa lingua. E in certo senso lo era.

Era l’8 marzo e in questi giorni, a mesi di distanza, le donne in Italia stanno portando avanti la battaglia #save194.

Riporto un frammento del comunicato del flash mob da me tradotto:

“Sono passati già cinque anni da quando, nel referendum del 11 febbraio, il si ha vinto depenalizzando l’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG). Ma ci sono ancora ospedali che si rifiutano di praticare l’aborto, come Fernanda Fonseca (Amadora-Sintra), São Francisco Xavier, Évora, Ponta Delgada, Angra do Heroísmo, Torres Vedras.
Ci sono ancora ostacoli burocratici nei centri di salute, ad esempio, nelle liste d’attesa. A volte il piccolo termine di 10 settimane viene superato e alla donna viene negato il diritto all’aborto”

Questo è  il comunicato originale.

Alla festa femminista abbiamo trovato invece gli slogan, le parole chiave, altre rivendicazioni, un volto altro alla crisi: quello propositivo delle donne.

Viene denunciato il fatto che: “le donne sono costrette a tornare a casa e rimanere intrappolate in una condizione che le riporta al secolo passato. La struttura sessista rimane e continua ad organizzare la nostra società mantendendone i ruoli  prestabiliti. Stiamo, infatti, andando indietro nel tempo: le giovani donne raramente escono di casa e diventano indipendenti, le donne lavoratrici sono più vulnerabili. E la vita delle donne immigrate, è ancora più austero, perché sottomessa anche da una diminuzione di cittadinanza, discriminazioni e pregiudizi.”  E aggiungono: “Ci vuole una mobilitazione femminista contro la crisi.”

Vengono affrontati anche il tema della sessualità: “Per il desiderio e il piacere senza sensi di colpa!” dell’autodeterminazione,  dell’identità e della violenza di genere: “I numeri della violenza di genere sono un segnale molto forte di come il nostro modo di organizzarci, vivere e relazionarci rimane radicato in relazioni a rapporti di potere diseguali, governati da maschilismo e violenza. Nel 2011, sono state uccise 23 donne e oltre 31.000 denunce sono stateregistrate. E’ noto a tutt@ che in Europa, ogni 48 ore una donna è vittima di violenza domestica. Queste vittime hanno bisogno di sostegno, il giudice deve lavorare e la società deve cambiare. Per questo motivo, i rapporti familiari, a casa o in amore non possono essere delle prigioni. La questione delle molestie sessuali, così come lo stupro e lo stalking da parte di estranei (continue persecuzioni e invasione dello spazio privato) restano per le strade, nelle scuole o nei luoghi di lavoro. Questa sensazione di vulnerabilità impedisce l’esercizio della libertà e il godimento dello spazio pubblico.

E allora facciamo come le donne di Lisbona: “ampliamo il campo delle possibilità, prendendo il futuro nelle nostre mani!”

Tornate a casa non ne abbiamo riparlato, condividere il momento è bastato.


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