ci siamo per dire che ci riguarda

laboratorio donnae

556826_4963526294425_2020845352_nQuesta mattina presso il Tribunale di Pesaro si è tenuta la prima udienza del processo per l’aggressione a Lucia Annibali, che vede imputato il suo ex fidanzato, Luca Varani, e due uomini di origine albanese,  Rubin Ago Talaban e Altistin Precetaj. […] All’uscita dal Tribunale, Lucia Annibali, nascosta da occhiali e cappello, è stata accolta da tante donne accorse per mostrare solidarietà a lei che ormai è diventata un simbolo per tutte quelle donne che combattono contro l’”amore malato” dei loro compagni. 

Comunicato dell’Udi di Pesaro

Questa mattina al sit-in davanti al Tribunale di Pesaro noi c’eravamo, con la consapevolezza di partecipare a fianco di Lucia ad una giornata terribile. La rappresentazione della giustizia ha avuto il suo corso, ma con Lucia in quell’aula del tribunale c’eravamo anche noi a ricordare il femminicidio.

L’abbiamo vista all’uscita, nel suo cappotto rosso, un timido saluto, un’esile figura che emergeva tra la scorta…

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VOGLIAMO ESSERCI E DIRE CHE CI RIGUARDA

Lunedì 9 dicembre 2013, Pesaro, presidio davanti al Tribunale, in Piazza Carducci dalle ore 9 alle ore 13

Invitiamo a partecipare chiunque voglia portare la propria solidarietà a Lucia e dire stop al Femminicidio

A otto mesi dall’attentato si avvia l’iter giudiziario che vede Lucia davanti a coloro che sono accusati di esserne gli autori. Saremo di nuovo davanti al Tribunale per dire a Lucia che ciò che avverrà lì dentro non riguarda solo lei, perché anche noi, come in ogni caso di femminicidio, ci sentiamo parte lesa. Continua a leggere

Una preziosa testimonianza

Il Corriere della Sera ha intervistato Lucia Annibali. L’articolo è uscito questa mattina e si trova anche online.

Sin dalla prima riga Lucia si presenta come una testimone di violenza autentica e nella sua scelta di farsi fotografare ci vedo un gesto politico chiaro.

A chi consiglio di leggere questo articolo: Continua a leggere

#FreePussyRiot dal carcere, da Putin e dai fascisti

Nonostante le numerose manifestazioni di solidarietà arrivate in questi mesi alle Pussy Riot; oggi Nadezhda, Maria e Yekaterina sono state condannate a due anni di carcere, senza condizionale.

Il “reato” è quello di aver cantato una canzone il 21 febbraio nella Cattedrale di Mosca.

Le Pussy Riot con le loro azioni beffeggiano i poteri forti, sfidano la morale e sono libere nel pensiero e nelle azioni. Quello della cattedrale è forse il loro atto politico più chiaro. Con una sola azione hanno infatti manifestato contro Putin, incarnazione del potere (non solo) politico in Russia, e contro la Chiesa Ortodossa. Lo Stato e la Chiesa, i due centri del Potere patriarcale per eccellenza. Ma le Pussy Riot fanno ancor di più: rigettano di avere come interlocutori il potere temporale e religioso del Patriarcato e si rivolgano ad un’altra donna, come osserva Alessandra Pigliaru nel suo blog. E nella loro preghiera punk chiedevano alla Madonna di cacciare Putin e di diventare anche lei femminista. Continua a leggere

Non sono #mediacomplice

Se non condividi le parole e le immagini che televisione e giornali usano per parlare di femminicidio

Se credi sia opportuno che il mondo dell’informazione debba adottare un codice etico in caso di femminicidio.

Se ogni volta che leggi o senti parlare di delitto passionale vorresti urlare: LE PAROLE SONO IMPORTANTI!

Allora anche tu non sei #mediacomplice!

Facciamo pressione affinchè i media, soprattutto quelli tradizionali, adottino un nuovo linguaggio.

Per questo aderisco all’appello lanciato da Anarkikka:

Mi rivolgo a tutti i media, bloggers, mezzi di informazione: adottate il “bollino“! Assumiamoci la responsabilità di cambiare il linguaggio utilizzato nel raccontare l’assassinio di una donna! Basta con i soliti aggettivi che implicitamente tendono a giustificare la violenza nei confronti delle donne: geloso, abbandonato, solo, disperato…

O aborto é um direito #apply194

L’ho già detto. Ma voglio ripeterlo.  Per la giornata internazionale della donna ho partecipato a un flash mob organizzato dalla Rete 8 marzo di Lisbona.

O aborto é um direito. Questo il nome del flash mob.

Ancora a distanza di mesi  rileggo il volantino. E più lo rileggo, più quelle parole le sento vicine. Vicine a me. Vicine a quelle di tante donne.

Proprio in questi giorni in Italia si sta parlando e scrivendo di aborto.

Quello che ora si chiede è che la Legge 194/78 venga applicata. E lo si chiede dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato «manifestamente inammissibile» la richiesta del giudice tutelare di Spoleto aveva richiesto la legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge n. 194.

Inammissibile. Mi piace! Perchè, oltre al parere giuridico, la parola inammissibile racchiude  lo sdegno che in tant@ abbiamo provato all’ennesimo attacco alla 194. Continua a leggere