#DegneDiNota

La collusione con il potere maschile ha un costo, per questo apprezzo davvero chi si sottrae a questa logica e decide di denunciarla pubblicamente.

L’ha fatto Celeste Costantino, parlamentare, in un articolo pubblicato sul Manifesto.
L’ha fatto Iaia Calvio, ex sindaca di Orta Nova, in un comizio pubblico nella piazza della sua città.

L’aveva fatto prima di loro Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa.
Come hanno fatto anche altre donne di partito e amministratrici pubbliche.

Sono (anche) queste le “piccole” rivoluzioni quotidiane che ci rendono libere.

Se non posso ballare, allora non è la mia rivoluzione

deborah

E’ diventato così normale accendere il pc e avere accesso a storie che spesso non riusciamo a coglierne l’importanza e il senso.

Per far capire meglio quello che intendo dire porto l’esempio di una donna, Deborah Cohan.

Deborah ha 44 anni, è una ginecologa specializzata nella cura di donne incinte con HIV a San Francisco. Ha due figli piccoli e ora è ricoverata per un tumore al seno nello stesso ospedale dove lavora.

In questi giorni per milioni di persone Deborah è la donna che, in camice e cuffia, balla in sala operatoria sulle note di Get Me Bodied di Beyonce. Continua a leggere

Una biblioteca intelligente

Ieri ho saputo che la biblioteca San Giovanni di Pesaro ha aperto una nuova sezione dedicata al femminicidio. L’ha intitolata “Amore violento”. Ho subito scritto alla biblioteca per manifestare la mia contrarietà a tale denominazione.

Gentile bibliotecario/a

con piacere ho saputo che all’interno della nostra biblioteca comunale c’è una nuova sezione dedicata ai femminicidio.

Ho accolto con spiacevole stupore invece che tale sezione è stata denominata AMORE VIOLENTO.
Con la presente chiedo gentilmente che il nome di tale sezione venga cambiato. Sono certa della vostra buona fede, ma è pericoloso continuare a lanciare falsi messaggi ai tanti ragazzi e ragazze (e non solo) che vivono quotidianamente la biblioteca.
E’ importante chiarire che quei libri sono stati scritti per raccontare e denunciare che sempre più donne vengono uccise da ex o compagni. Ma è ancora più importante lanciare il chiaro messaggio che quelle morti non hanno a che fare con l’amore. E’ un lavoro culturale e chi meglio di una biblioteca può iniziare a farlo?
Grazie per l’attenzione
Questa mattina apro la mail e trovo la bella notizia: Continua a leggere

#TISALUTO

In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.

Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio.

In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.

Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto. Continua a leggere

Questa non è la mia idea di Italia giusta.

Questa mattina leggo per caso un post (questo) nel sito del Pd.

L’immagine utilizzata è la locandina di un cartone animato, The Brave (Ribelle), uscito nelle sale cinematografiche qualche mese fa.

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Ma gli uomini del Pd, con questa immagine, vogliono dirci che le loro candidate sono brave, non ribelli. Sorvolo sulla tristezza del gioco di parole (davvero creativi questi comunicatori…) e mi soffermo invece sul messaggio che arriva: noi uomini garantiamo che loro, le donne scelte, sono brave.

E chi ci garantisce che il 60% degli uomini scelti sia bravo? Nessuno, ovviamente. Ma il Pd non si accontenta e fa di più.

Infatti con fierezza affermano: “solo il Pd ha il 40% di donne eleggibili. Se non ora mai”.

Concordo. Infatti se il Partito Democratico non ha capito ora che le donne vogliono il 50% di presenza nelle liste elettorali, non lo capirà mai più.

Di che cambiamento si parla? Questa non è la mia idea di Italia giusta.

Le cure

“Ci sono cure per il corpo, per lo spirito, per la comunicazione. Prendete le informazioni sul mio male, se ne avete voglia, e datemi una CURA: fateci un video, un’opera d’arte, una mappa, un testo, una poesia, un gioco, oppure provate a capire come risolvere il mio problema di salute”. Questo in sintesi l’appello di Salvatore Iaconesi.

Dalla critica al formato chiuso delle cartelle cliniche alla ricerca di una cura che non sia solo medica, ma anche creativa.

Un progetto interessante e innovativo che invita tutt* a interagire in una grande performance collettiva per affrontare in modo differente la malattia. Non solo la sua, aggiungo io.