Riflessioni sul senso di essere in piazza il 25 novembre

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Come ogni anno, anche per questo 25 novembre sono scesa in Piazza del Popolo con le donne dell’UDI di Pesaro.

Le scorse settimane mi sono fermata a riflettere su come volevo andarci, con chi, da chi mi volevo far vedere e sentire. Mi sono data alcune risposte da sola e poi mi sono confrontata con le altre. Insieme abbiamo pensato e organizzato la nostra presenza pubblica, curandola nei particolari. Abbiamo colorato di rosso le scarpe, abbiamo scelto i brani da leggere, abbiamo scritto il volantino.

Questa mattina ci siamo trovate finalmente lì, in piazza, insieme. Poche, ma con tanto da dire in questa data simbolicamente importante. Parlavamo alle donne che passavano, di fretta, sotto la pioggia. E ho capito che la nostra presenza in quello spazio ha ancora senso. L’ho capito vedendo una donna che, defilata ma attenta, ci stava ascoltando con il nostro volantino in mano. L’ho capito vedendo le donne e gli uomini delle “istituzioni” entrare in un Palazzo per parlare della loro nuova legge, senza ascoltare una sola parola nostra. L’ho capito sentendo il piacere che provavo ad essere lì, nonostante il freddo, nonostante fossimo in poche.

Ecco le parole che abbiamo scelto per accompagnare la nostra presenza in Piazza.

NON BASTA UNA LEGGE A FERMARE IL FEMMINICIDIO

Fino a che punto “uomo” abuserai della nostra pazienza?
Quousque tandem “homo” abutere patientia nostra?

Perché una legge non basta a cancellare una cattiva pratica. Per questo non ci sentiamo con la coscienza a posto e saremo sempre qui fin quando sarà necessario.
Anche quest’anno il “bollettino di guerra” ci sconforta e ci pone una riflessione ulteriore: se è stato accettato nel nostro ordinamento un reato che si chiama Violenza di genere o femminicidio crediamo non sia stato compreso a pieno il suo significato che non si esaurisce nell’ambito penale ma si alimenta in un contesto sociale. Oltre a punirlo è necessario prevenirlo, perché è soprattutto questo che le donne vogliono, per continuare a vivere relazioni rispettose della loro libertà.
La nuova legge approvata il 9 ottobre 2013 «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province» ci fa capire il modo di procedere nel tamponare le emergenze, come se il femminicidio vedesse in campo la protezione civile e … che c’entrano le Province? Una novità normativa come questa avrebbe dovuto avere una dignità ed essere affrontata con rispetto, invece ha rischiato di saltare perché associata ad argomenti frutto di altre mediazioni e forzature.
Alle donne che si trovano in uno stato permanente di violenza vogliamo dire che riconosciamo la loro libertà di scelta e che se vogliono uscire dalla loro condizione devono poter contare su una rete di supporto che le affianchi e le aiuti a trovare una via di salvezza fisica, mentale, psicologica, economica. A tutte/i spetta impegnarsi a costruire un contesto sociale in cui sia possibile una convivenza civile fra i generi e a sconfiggere i residui culturali di un patriarcato che svalorizza le donne e non ne riconosce la dignità di Persona, né ne garantisce il godimento pieno ed effettivo dei diritti fondamentali.
Con le scarpe rosse affermiamo la presenza di tutte quelle donne che non possono più occupare uno spazio pubblico perché un uomo uccidendole ha scelto per loro.

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Un pensiero su “Riflessioni sul senso di essere in piazza il 25 novembre

  1. Pingback: 25 novembre, come ogni anno… | laboratorio donnae

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