Gioconda Belli e il senso di sè

Mi piace di tanto in tanto rileggere parti di testi e romanzi che, negli anni, mi sono annotata.

Mi piace, ora, l’idea di condividere pubblicamente questa personale selezione.

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Gli autori scelti sono esclusivamente autrici.

I temi sono decisamente attuali, anche se spesso pubblicati prima che io nascessi.

Non farò nessuna presentazione né commento, sono perfetti e chiari così come sono. Il mio contributo rischierebbe di rovinarli.

E ora…. Buona lettura, partendo con Gioconda Belli – poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense

“Dalla donna che sono mi succede, a volte, di osservare, nelle altre, la donna che potevo essere; donne garbate, laboriose, brave mogli, esempio di virtù, come mia madre avrebbe voluto. Non so perchè tutta la vita ho trascorso a ribellarmi a loro. Odio le loro minacce sul mio corpo la colpa che le loro vite impeccabili, per strano maleficio mi ispirano; mi ribello contro le loro buone azioni, contro i pianti notturni sotto il cuscino, contro la vergogna della nudità sotto la biancheria intima, stirata e inamidata. Queste donne, tuttavia, mi guardano dal fondo dei loro specchi; alzano un dito accusatore e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo e vorrei guadagnarmi il consenso universale, essere “la brava bambina”, essere “la donna per bene”, essere la Gioconda irreprensibile, prendere dieci in condotta dal partito, dallo Stato, dagli amici, dalla famiglia, dai figli e da tutti gli esseri che popolano abbondantemente questo mondo. In questa contraddizione inevitabile tra quel che doveva essere e quel che è, ho combattuto numerose battaglie mortali, battaglie inutili, loro contro di me – loro contro di me che sono me stessa – con la psiche dolorante, scarmigliata, trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me che, fin dall’infanzia, mi guardano torvo perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni, perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile che si innamora come una triste puttana di cause giuste, di uomini belli e di parole giocose, perchè adulta, ho osato vivere l’infanzia proibita e ho fatto l’amore sulle scrivanie nelle ore d’ufficio, ho rotto vincoli inviolabili e ho osato godere del corpo sano e sinuoso di cui tutti i miei avi mi hanno dotata. Non incolpo nessuno. Anzi li ringrazio dei doni. Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf: ma nei pozzi oscuri in cui sprofondo al mattino, appena apro gli occhi, sento le lacrime che premono, nonostante la felicità che ho finalmente conquistato, rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria, vedo le altre donne che sono in me, sedute nel vestibolo, che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità. Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantiLI contro di me; contro questa donna fatta, piena, la donna dal seno sodo e i fianchi larghi, che, per mia madre e contro di lei , mi piace esser.”

[Gioconda Belli, Non mi pento di niente]

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