Il mio tassello per un grande puzzle

Da bambina pensavo ai miei 24 anni come all’età giusta per una gravidanza. Principalmente per imitazione verso mia madre, mio unico modello femminile, che a 24 anni mi ha messa al mondo.

Qualche giorno fa ho compiuto anche io 24 anni e realizzo come lontana sia per me la sola idea di prendere la stessa decisione di mia madre. Impraticabile per me oggi e difficile da immaginare in un futuro.

Ho iniziato a pensarci due anni fa quando una mia cara amica, con cui sono cresciuta e con cui ho condiviso tutto fino all’adolescenza, ha avuto una bambina. Ora viviamo lontane e ci vediamo poco, ma pensarla madre, vederla madre, mi ha destabilizzata.

Mi sono trovata a parlare per la prima volta con le mie amiche di gravidanza e di desiderio di maternità. E ho scoperto di essere l’unica a non averne voglia, ma questo più o meno potevo anche aspettarmelo. Quello che non mi immaginavo era il terzo grado che mi hanno fatto: “scusa ma allora che vuoi fare?” “lo dici ora, poi però cambierai idea per forza!”, “guarda che è meglio fare un figlio da giovane, in particolare per una donna”, “vorresti rinunciare a diventare madre per la carriera, vero? sappi che non ne vale mica la pena!” e così via…

Ed ecco un altro grande tabù non ancora infranto: puoi non fare figli (anzi per il mondo del lavoro è molto meglio), l’importante è non dire che è per scelta. Meglio lasciare quell’alone di mistero, perchè se ammetti di non avere il desiderio di maternità sei insensibile, egoista, un mostro.

Come se il corpo fertile di una donna debba “solo” generare. Come se tutte quelle donne che non hanno voglia di maternità, non sentano ugualmente il bisogno di mettere al centro del loro vivere e pensare il proprio corpo fertile. Come se non lo si possa declinare in altri modi e forme.

Mentre scrivo mi rendo conto di quanto intricato sia l’argomento. Ogni donna ha un suo percorso che la porta a prendere determinate decisioni. Alcune volte queste decisioni sono libere, altre volte no.

Io non lo so se la mia idea rispetto alla maternità sia veramente libera. Se lo è, voglio che venga rispettata.

Voglio poter dire liberamente: “Non ne ho voglia! Non sento il desiderio di maternità.” Senza sguardi. Senza giudizi.

L’ho sentito da una sola donna. E quelle parole sono state per me come un pezzetto di un puzzle, quello dell’autodeterminazione. Autodeterminazione rispetto alla maternità, prima di quella testimonianza, si declinava nella mia mente solo in: maternità quando lo decido io.

E inizio così a cercare la forma e i colori del mio tassello. Perchè riguarda me, il mio essere donna, il rapporto con il mio corpo fertile.

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Un pensiero su “Il mio tassello per un grande puzzle

  1. Cara Erika, sempre più spesso in rete leggo donne che osano pensare. Donne che dialogano con altre; rispondono; interpellano. Tasselli di un puzzle tanto grande che occorre alzarsi in volo per poterlo vedere. Per farlo – per fare politica – dobbiamo lasciare a terra la zavorra e mettere le ali. Anche questa è autodeterminazione. A presto, Pina Nuzzo

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